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martedì 30 aprile 2019

TRACCE DEGLI DEI CHE DIEDERO LA COSCIENZA ALL’UOMO TRA EGIZI, SUMERI E I POPOLI PRECOLOMBIANI






 



TRACCE DEGLI DEI CHE DIEDERO LA COSCIENZA ALL’UOMO TRA EGIZI, SUMERI E I POPOLI PRECOLOMBIANI
  
Sopra Lucio Tarzariol a fianco il sito messicano di Calixtlahuaca.
  Oggi la visione contemporanea di molti studiosi è che i popoli antichi di tutto il mondo fossero perfettamente in grado di sviluppare culture complesse autonome indipendentemente da una qualsiasi influenza o ispirazione esterna. La realtà a mio avviso è ben altra e le scoperte archeologiche sono sempre più chiare a dimostrare il contrario.  Da tante mie ricerche, come da altre affrontate da altri ricercatori, appare sempre più ovvio che molte delle civiltà megalitiche del passato, come quella egizia, mesopotamica, mesoamericana e asiatica, proverebbero tutte da una stessa matrice culturale  presente in tutto il mondo e poi andata distrutta da cataclismi catastrofici che l’hanno distrutta, una visione già in auge ai tempi vittoriani e che tra origine dalle antiche cronache platoniche sulla realtà di Atlantide argomento che ho trattato per anni. Già da precedenti miei studi e scoperte come l’Occhio di Quetzalcoatl che ho confrontato con l’egizio Occhio di Horus e molti altri studi a seguire fino all’ultima mia ricerca sugli “Istruttori cosmici” e l’origine degli aztechi, pubblicato su Archeomisteri a dicembre 2018, si evincono reali basi e scoperte archeologiche che comprovano conoscenze comuni tra le diverse culture del mondo. Ad esempio, ben sappiamo che la civiltà dell’Antico Egitto e quella dell’America precolombiana costruirono piramidi ed avevano simili divinità e utilizzarono, per l’appunto simbolismi analoghi di stampo solare e stellare, ad esempio ritroviamo La configurazione di Orione sulle piramidi di Giza e sulla tomba di Senenmut architetto della regina Hatshepsut nell’ Egitto della XVIII dinastia e la ritroviamo sula piazza della luna in prossimità delle piramidi di Teotihuacan in Messico ecc. (vedi mio articolo su Archeo misteri magazine n.29 di Marzo 2017 I Segreti occulti di Orione; o sul mio libro: I Segreti di Mosè e Yahweh del 2018). Addirittura, entrambe le culture credevano nella vita dopo la morte e preparavano i loro morti per il sacro viaggio verso l’oltretomba tramite elaborate cerimonie rituali simili ad esempio mettevano  entrambe maschere d’oro sui loro morti. Poi il sistema dei geroglifici egizi e dei glifi maya non sembrano così diversi nel concepimento, alcuni sono anche simili ed altri perfino uguali. Non parliamo poi dei parallelismi del Simbolo Solare che vede gli Egizi e i popoli Pre-incas, usare divinità animali simili in pose simmetriche che fiancheggiano un emblema solare centrale. Poi se vogliamo parlare di affinità architettoniche di certo gli esempi non mancano.
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Già con la scoperta e lo studio dell’Occhio di Quetzalcoatl evidenziai da subito, la similarità con la rappresentazione corrispondente all’egizio Occhio di Horus o occhio di Ra. Infatti spogliato dei simboli rappresentanti le fiamme ed il movimento, il reperto precolombiano rivela chiari i tratti essenziali che delineano l’occhio egizio. Ma non c è da stupirsi, Horus era un essere divino simile all’uomo che poteva trasformarsi in falco ed è rappresentato anche con l’occhio piumato, così come Quetzalcoatl era una divinità simile all’uomo che poteva trasformarsi nell’uccello sacro Quetzal che qui appare anch’esso proprio come un occhio piumato.


Dalle mie ricerche ho trovato corrispondenza persino con la traduzione di alcune tavolette sumere e accadiche tradotte da Zecharia Sitchin nel suo libro: Il Libro perduto del dio Enki, dove nella traduzione dell’undicesima tavoletta, chiaramente si accenna ad un aeronave donata a Horus dalle deità sumere; e traducendo ci riferisce: “Ningishzidda (Thoth) consegnò a Horus una Colonna Fiammeggiante come un pesce celeste, con le pinne e la coda infuocate, i suoi occhi mutavano colore, dal blu al rosso e poi nuovamente blu. A bordo della Colonna Fiammeggiante Horus si librò in volo verso il trionfante Seth. In lungo e in largo si diedero la caccia; feroce e spietato fu il combattimento. All’-inizio venne colpita la Colonna Fiammeggiante, poi con il suo arpione, Horus colpì Seth. Al suolo Seth si schiantò e Horus lo legò”. Non bisogna scordare che Quetzalcoatl letteralmente significa Serpente uccello, o meglio serpente con piume di Quetzal, e analogamente Horus aveva la facoltà di trasformarsi in falco; probabilmente così descritto, perché poteva volare con il suo Occhio, o Colonna Fiammeggiante; e guarda caso, sono noti a tutti i guerrieri aquila aztechi, rappresentati con le loro misteriose vesti. In Perù, addirittura, vi è un luogo dove sorgono le mura di Sacsayhuamn, Luogo del Falco, un sito archeologico Inca, in un altura di Carmenca, a nord della città di Cusco, dove si adorava, per l’appunto, Viracocha o meglio “l’Horus mesoamericano”. Queste mura sono alte fino a 18 metri e sono composte da misteriose pietre megalitiche che provenivano, dalle cave più vicine, che comunque distano più di 20 km, in una località chiamata Muyna. Inoltre è noto a tutti Il misterioso Fuente Magna, un vaso ritrovato proprio in Bolivia nel 1950 con incisioni in cuneiforme Sumero. Del resto anche a Sud dell’Illinois, nel 1982, un certo Russel  Burrows scoprì migliaia di frammenti di roccia incisi con raffigurazioni che risentono di un influsso culturale egizio-sumero, contribuendo così a supportare la tesi del contatto oltre oceano. Zecharia Sitchin sempre nelle sua traduzione dell’undicesima tavoletta, ci racconta che: “Gibil, prozio di Horus, gli creò anche dei sandali alati affinché fosse in grado di librarsi in volo come un falco. Per lui fabbricò un arpione divino, le sue frecce erano come fulmini. Negli altipiani del sud Gibil gli svelò i segreti del metallo e della sua lavorazione”. Apparirà chiaro il perché in America latina sia sorta la misteriosa oreficeria tumbaga e moccica, e dopo tutto anche l’arpione sopra descritto, potrebbe benissimo essere rappresentato dalle stesse doghe che, iconograficamente, Quetzalcoatl tiene in mano nelle sue antiche raffigurazioni.
 In realtà basterebbe osservare le raffigurazioni Maya, azteche, olmeche e vi apparirà chiaro ed evidente la rappresentazione di una civiltà originaria venuta a contatto con esseri evoluti tecnologicamente che avevano la capacità di volare con varie tipologie di mezzi, tra cui “l’Occhio di Quetzalcoatl, o Occhio di Horus”, o con “la Colonna Fiammeggiante,  Pesce Celeste”, cosi ben rappresentato in questo incredibile artefatto.


Per cui il popolo egizio, sumero e precolombiano avevano uomini “divinizzati” spesso associati al volo attraverso un uccello o meglio vascello volante con armi simili ad arpioni o doghe da dove dipartivano fulmini. Se prediamo altre strade di studio giungiamo alla stessa conclusione ritrovando ancora altri simbolismi simili che ci riportano ad una stessa matrice culturale; è il caso del tempio azteco di Calixtlahuaca situato nei pressi dell’attuale città di Toluca, Messico, dove appare evidente una curiosa struttura che ricorda, per l’appunto la croce egizia ankh. Questa costruzione risulta perfettamente allineata ai resti di due piramidi di pietra simili proprio a quelle egizie. Dallo studio di questa costruzione si evince che entrambe le culture utilizzavano la croce ankh, ☥ utilizzata probabilmente per gli stessi scopi: indicare le forze e le interazioni tra la vita fisica (valutata come temporanea) e la vita spirituale (considerata eterna) ossia, come Io penso, un passaggio evolutivo concesso all’uomo dagli “déi” o meglio “il Popolo delle stelle” ricordato nelle mitologie di entrambe le culture. Probabilmente l’ankh è un simbolo legato agli dèi, infatti nell’iconografia egizia spesso sono raffigurati con un ankh in mano.

Calixtlahuaca in lingua nahuatl “cali”, significa “casa”, e “ixtlahuatl” significa “prateria”, quindi la traduzione sembra essere “Casa nella prateria” che mi ricorda tanto anche la “Casa della vita egizia”. Originariamente questo luogo azteco era conosciuto come “Matlatzinco”, “città dei Matlatzinca”, una  potente capitale di cui è rimasto solo un sito archeologico del periodo postclassico mesoamericano. Generalmente si ritiene che i primi coloni di questa regione fossero i nativi nomadi che utilizzavano il sito solo stagionalmente. In seguito, intorno al 200 a.C., i Matlatzinca giunsero è fondarono un piccolo insediamento; successivamente si crede ricevettero l’influenza della cultura tolteca e, infine, furono dominati dagli Aztechi nel 1476 d.C., i quali ribattezzarono la città per l’appunto, con il nome di Calixtlahuaca. Il sito comprende due strutture importanti: il Tempio di Quetzalcoatl e l’altare a croce “egizia” detto Tzompantli. Il Tempio di Quetzalcoatl era probabilmente dedicato al dio Ehēcatl, dato che gli edifici circolari del Centro America precolombiano sono generalmente legati a questa divinità. Ehēcatl, secondo la mitologia azteca, era il dio del vento, per l’appunto, una delle sembianze di Quetzalcoatl, il Serpente Piumato. Dal momento che il vento soffia in tutte le direzioni, il tempio di Ehēcatl ha forma circolare per ridurre la resistenza dell’aria. Sovente è raffigurato con due maschere sporgenti attraverso le quali soffia il vento. Si innamorò di una umana, di nome Mayahuel e donò all’umanità la capacità di amare, in modo che lei potesse ricambiare la sua passione. (cosa che si può ricollegare ai figli di Dio che sii accoppiarono con le figlie degli uomini, come ci ricorda la genesi biblica ed il testo di Enoch). L’altra struttura, l’altare Tzompantli, si trova sul lato nord della piazza. La forma a croce ankh è l’aspetto che maggiormente incuriosisce i ricercatori, i quali non sono in grado di fornire risposte definitive sul perché di tale forma architettonica che qui chiarisco e interpreto. Originariamente, i lati dell’altare erano ricoperti di teschi scolpiti nella pietra.


A mio parere l’Ankh testimonia la sensienza che attraverso una complessa ritualità veniva data all’uomo dal “Popolo delle stelle” in siti dove erano presenti le Piramidi; quel popolo che scese in Egitto e poi si inoltrò anche nelle americhe. Questa mia idea vi parrà meno assurda se pensate che il termine Tzompantli nell’enciclopedia libera Wikipedia viene cosi descritto: “proviene dal linguaggio Nahuatl classico degli Aztechi, tuttavia è comunemente applicato a strutture similari raffigurate in altre culture mesoamericane. L'etimologia precisa è incerta anche se l'interpretazione più diffusa è scaffale di teschi o muro di teschi. Potrebbe essere l'unione delle due parole Nahuatl tzontecomatl (teschio; da tzontli o tzom- che significano 'capelli' o 'scalpo' e tecomatl 'zucca' o 'contenitore') e pamitl (insegna). Questa derivazione è stata proposta per spiegare le raffigurazioni presenti in diversi codici nelle quali gli tzompantli sono appunto associati a insegne. Tuttavia Frances Karttunen ha suggerito che pantli significhi più semplicemente 'fila' o 'muro'”. Personalmente la sopra citata tesi la contemplai in altre ricerche eccone un estratto DA: “IL SEGRETO DELLE PIRAMIDI ABDUCTION, ALIENI IN EGITTO, LA VERITÀ NASCOSTA DEI RITI EGIZI DI ISIDE E OSIRIDE dove scrivo: Del resto l’ankh lo ritroviamo proprio nella “Casa della Vita”, dove Thoth è il governatore è il codificatore delle cerimonie segrete che trasformavano i morti in spiriti, colui che decideva chi era degno di sopravvivere dopo la morte. Come nell'Epopea di Gilgamesh si cercava la pianta dell’immortalità anche gli antichi faraoni egiziani, ossessionati dalla morte andarono alla ricerca della "Pianta della Vita" che si trovava nel regno celeste di Ra, sulla "Stella Imperitura". Questa pianta aveva la capacità di dare l'immortalità o vita eterna. Vari testi nelle tombe dei faraoni parlano di un luogo al di là di un lago, dopo un deserto e una catena di monti, sorvegliato a vista da vari dèi guardiani: era il Duat, una magica “dimora per salire alle stelle”, suddivisa in dodici parti, che si attraversava in dodici ore. Il nome e la localizzazione sono stati a lungo oggetto di discussione tra gli studiosi. Veniva rappresentata come una stella unita ad un falco o come una stella unita da un cerchio (stella a otto punte). Era concepita come un "Circolo degli Dei" completamente chiuso, alla cui estremità, vi era un'apertura verso il cielo, attraverso cui si poteva raggiungere la Stella Imperitura. A fatica il re doveva quindi raggiungere il "Luogo Nascosto" e attraversare labirinti sotterranei, finché non fosse riuscito a trovare un dio che portasse l'emblema dell'Albero della Vita e un altro dio che fosse il "Messaggero del Cielo". Questi dèi gli avrebbero aperto i cancelli segreti e lo avrebbero condotto presso l'Occhio di Horus, una scala o nave Celeste su cui egli sarebbe salito al cielo. "La Bocca della Terra si apre per te.. la Porta Orientale del cielo è aperta per te”.
 Probabilmente era il rituale conosciuto come il rituale "dell'Apertura della Bocca", che portava alla “trasformazione”, la presa di coscienza del proprio essere immortale. Questi Dèi e semidei, avevano la facoltà di apportare la “consapevolezza di se” al grado voluto ed è così che fu creato l’omo sapiens.
 
L’immagine del “rituale della Bocca” rappresentato ad Abido. La deità rappresentata dalla figura grande agisce sull’uomo attraverso i simboli Uas, Zed ed Ank, controllandone la “Trasformazione”, agendo, per l’appunto sul Ka ed il Ba, l’aspetto energetico e animico dell’uomo. La  simbologia dello strumento rappresentato con cui agisce la divinità sembra comunicarci il suo potere, “l’Uas”, sullo spirito, “cerchio semi ellittico dell’Ank” e la materia, “croce dell’ank”. In altre parole sulla Vita dell’uomo, “l’Annk intero”, che appunto ci ricorda anche l’uomo stilizzato.
Thot, secondo alcuni ricercatori, era conosciuto dai sumeri come Niquishida, fratello di Marduk e figlio di Enki. Secondo le teorie di Zecharia Sitchin, Ningishzidda aiutò il padre Enki a creare il primo Uomo terrestre, l’Adapa (il biblico Adamo), chiamato dagli Anunnaki “Lu.Lu”, ossia “il mescolato”, per cui un ibrido. Nel testo di Sitchin: Il libro perduto del dio Enki, leggiamo che durante il consiglio degli dèi Anunnaki, Enki esordì dicendo: “Creiamo un lavoratore primitivo, che porti il giogo delle nostre fatiche. All'osservazione del consiglio che mai nessun essere era stato creato dal nulla, egli rispose che l'essere che cerchiamo esiste già, nella terra dell'Ab.Zu, dobbiamo solo imprimergli il nostro marchio, dargli la nostra immagine. Creiamo un essere a nostra immagine e somiglianza”. Queste parole, come potrete constatare, ci riportano chiaramente alla Genesi Biblica della creazione dell’uomo adamitico da parte degli “Elohim”. Non è una casualità che si ritrovino analogie e correlazioni tra la cultura egizia, sumera e precolombiana. Gli dèi allora governavano tutto il mondo che, come abbiamo detto, era stato precedentemente suddiviso; ma ovviamente le contese non mancavano. Ad esempio, sempre pescando tra le teorie di Sitchin, Marduk era conosciuto in Egitto come Ra, “il Santo, il falco dell’orizzonte”, ed aveva unificato l’alto e basso Egitto. Assieme a suo figlio Nabu si batté contro Enlil per impadronirsi delle 'tavole dei destini' conservate nello spazioporto nel Sinai. Questo causò il suo esilio. Alcune tavolette di argilla racconterebbero l'esilio di Marduk nelle terre lontane a sud, e ad est dell' Abzu.
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Antichi stampi precolombiani Jamacoaque trovati in Ecuador che ripercorrono i tratti “dell’Occhio di Quetzalcoatl”, un veicolo che solcava i cieli precolombiani, affianco una curiosa testa della cultura Cerro Narrio, sempre proveniente dall’Ecuador che sembra portare un copricapo da pilota notare la somiglianza con i “Guerrieri aquila”, le tre protuberanze indicherebbero il pianeta venere. Infine un vaso in ceramica della cultura Chimu che sembra un piccolo velivolo spaziale pilotato dal “dio del grano”.
  

Sopra una planimetria della “Casa della Vita” dal Papiro Salt 825 (Brit. Mus. 10051),e affianco il simbolo Per Ankh, della “Casa della Vita”. A sinistra un ufo individuato dalla navetta spaziale Endeavour durante la missione STS088, nel 1998. Questa immagine inizialmente tenuta nascosta è stata mostrata dalla Nasa solo dopo 11 anni, dalla NASA. Esiste anche un video recente, tratto da immagini della ISS che sembrerebbe mostrare un oggetto simile a questo ufo chiamato anche: “Cavaliere Nero”. Ci sono anche alcuni radioamatori che sostengono di aver intercettato segnali da questo misterioso oggetto. Quello che ho intuito Io è l’incredibile somiglianza con il Simbolo al centro della “Casa della vita Egizia”. A Voi ogni commento, ma si potrebbe benissimo pensare che il simbolo egizio sia quella nave aliena, di quei “Creatori” che all’origine dei tempi discesero e interagirono con l’uomo primitivo. Boris de Rachewiltz ci ricorda che questo simbolo è tracciato sui blocchi della piramide sepolta di Sakkara, scoperta da Zakaria Goneim e attribuita al re Semer khet della III dinastia, ci porta a supporre che la sua esistenza risalga agli albori dell’Antico Impero egizio. Infatti da vari testi si evince l’esistenza di un’antica elite selezionata ed ibridata, che operava l’alta magia per il controllo delle forze cosmiche vitali ed ottenere la vittoria contro le forze delle tenebre oscure. Queste formule magiche sono generalmente attribuite a Thoth e Horus i primi ideatori e creatori. Nel Papiro Leyda 347, Horo è definito: “Signore delle Parole, di rango esaltato nella Casa della Vita, un creatore nella biblioteca”.Il Papiro Salt 825 (Brit. Mus. 10051) contiene addirittura le regole per la realizzazione costruttiva della “Casa della Vita”.Il testo ci riferisce: “Circa la “Casa della Vita” essa deve essere in Abido. Composta di quattro corpi, quello interno sarà coperto di frasche. Il “Vivente” sarà Osiride mentre le mura saranno Iside, Neftis, Horo e Thoth. Questi sono i quattro lati. Geb (il dio della terra) sarà il suo pavimento e Nut (la dea del cielo) il suo soffitto. L’”Essere occultato in essa” sarà il Gran Dio. I quattro corpi esterni saranno in pietra e il pavimento in sabbia, mentre quattro porte si apriranno:  una a sud, una a nord, una a ovest e una a est. Deve essere in luogo nascosto e spaziosa. Non deve essere né conosciuta né vista, ma il sole deve guardare i suoi misteri. Chi vi può entrare è il personale di Ra e gli scribi della “Casa della Vita”. Per quanto riguarda il personale stabile, il sacerdote “calvo” è Shu, lo sgozzatore è Horo che uccide i ribelli per suo padre Osiride, e lo scriba dei sacri libri è Thoth, lo stesso che deve recitare le glorificazioni rituali nel corso di ciascun giorno, non visto, non udito. Puri di bocca e riservati di corpo e di bocca, essi sono lontani da improvvisa morte. Nessun Asiatico dovrà entrare (nell’edificio) né dovrà vederlo… I libri che sono contenuti in esso sono le emanazioni di Ra e servono a mantenere in vita questo dio e a rovesciare i suoi nemici. Il personale stabile della “Casa della Vita” (è costituito) dai seguaci di Ra che proteggono suo figlio Osiride ogni giorno”.Abbiamo quindi un Osiride “il Vivente”,figlio di Ra mentre altre versioni, vedi Plutarco,  lo considera figlio di Geb e di Nut. Infatti, non a caso, un papiro del Museo del Cairo che contiene la qualifica di “Casa della Vita” mostra Osiride che risorge dal letto funebre affiancato da Iside e da Neftis, mentre sul capo, al posto delle corone, reca il disco solare e l’uomo. Il Papiro Salt 825 che tratta di un libro da farsi il ventesimo giorno del primo mese dell’Inondazione. La prescrizione è la seguente: “Non devi divulgarlo. Chi lo divulga muore di morte improvvisa e di subitanea soffocazione. Devi tenertene assai lontano: attraverso di esso si vive o si muore. Deve essere letto solo da uno scriba del laboratorio il cui nome si trovi nella “Casa della Vita”. Posener sulla originale traduzione di Faulkner del Papiro Bremner-Rhind: ci riferisce“Questo è un libro segreto della “Casa della Vita” che nessun occhio (profano) deve vedere: il “Libro per rovesciare Apep”(il serpente). Le formule in questione dovevano essere lette da un sacerdote appartenente al personale “stabile” della “Casa della Vita” e, con tutta probabilità, da quello che incarnava Horo,  “lo sgozzatore che uccide i ribelli per suo padre Osiride”.A fianco della teurgia, il personale della “Casa della Vita” praticava la magia naturale, quella destinata cioè ad assistere le persone nelle varie circostanze della vita. Così nel Papiro Magico Harris è contenuto un incantesimo da pronunciarsi sopra un uovo di argilla da gettarsi nella acque del Nilo onde essere assicurati contro ogni pericolo. Il testo specifica : “La prima formula di tutti gli incantesimi per l’acqua, riguardo alla quale i Capi hanno stabilito: Non aprire il tuo cuore su ciò ad alcuno straniero. E’ un vero segreto della “Casa della Vita” “.Una stele di Hawara, riferendosi al defunto, precisa: “… il tuo nome sarà pronunciato dal personale della “Casa della Vita” mentre leggeranno le glorificazioni”, ed un papiro aggiunge: “il tuo cibo si concreta nella biblioteca, le tue provvigioni entrano in essere nella  “Casa della Vita”. Le offerte funerarie erano considerate essenziali per la sopravvivenza del Kàche di esse si alimentava sul piano iperfisico, mentre la sopravvivenza del nome era la conditio sine qua non per il mantenimento della propria individualità nell’oltretomba. Mura tombali e papiri funerari venivano iscritti con le formule dei libri sacri ed anche in questa funzione primeggiavano i maghi della “Casa della Vita”. La stele Louvre C.232 così si esprime:  “O voi tutti sacerdoti che penetrate nelle parole del dio e siete abili nelle scritture, voi che siete stati illuminati nella “Casa della Vita” e avete scoperto le vie degli dèi, voi che siete penetrati negli archivi della biblioteca, che siete abili nei lavori degli Antenati, che comprendete l’essenza di ciò che è scritto sui muri, voi che iscrivete le tombe e che interpretate i misteri…”. Dietro tutto ciò, non mi stancherò mai di ripeterlo, a mio parere, si cela il rito di “Giustificazione” dove il “Giustificato” è colui che ha la sua Anima, non era uno dei “gusci vuoti” per i quali occorreva una ritualità per richiamare l’anima che avveniva inizialmente nei luoghi come l’Osireion e poi nelle Piramidi le cui pietre di coronamento rappresentavano, per l’appunto, la parte animica che con un’apposita ritualità veniva richiamata o trasferita e inserita nel “guscio vuoto” per l’opportuna “Giustificazione”. Ma detto ciò, a mio parere “i misteri della Casa della vita” li ritroviamo anche in India ed in Tibet dove si ergono edifici, guarda caso, uguali alla Casa della vita egizia, legati, in questo caso, al mistero di Schamballah la città dei tre livelli, il cui mitico palazzo sarebbe, per l’appunto, un edificio quadrato a nove livelli, fornito di quattro porte orientate verso i quattro punti cardinali, dove sono, a un livello gradatamente sempre più alto, altri edifici quadrati forniti anch’essi di quattro porte. Nel monastero di Ki, o il Palazzo di Chakrashamvara, che sovrasta la valle dello Spiti, dove si celebra l’iniziazione dal Dalai Lama, ad esempio, la costruzione segue questo stesso schema di costruzione dove la parte più a alta è senza porte ed ospita la meditazione sul Mandala e sulle sue figure e nel giorno dell’iniziazione, appare in cielo l’arcobaleno circolare attorno al sole. A sentire l’interpretazione data a queste iniziazioni ed insegnamenti, sembra che si ricolleghino al nostro "centro", per proteggerci cosa che avviene anche con i metodi di protezione dalle abuction. Poi il Tibet come l’Antartide in tempi antichi forse erano la base di appoggio per l’insediamento di razze aliene o antidiluviane, e che lo siano tuttora, non è poi così assurdo. Il fatto che il capitano Byrd trovò ed entrò in contatto con una di esse agli inizi del Novecento, potrebbe esserne una conferma. Forse queste basi sono la stessa Scamballah, Agarthi o la famosa Shangri Là.



Opera dell’Artista Lucio Giuseppe Tarzariol da Castello Roganzuolo: “Con Tiqui Viracocha”. Secondo gli Incas nei tempi antichi la terra era avvolta nell’oscurità. Fu allora che da un lago chiamato Collasuyu (adesso Titicaca), emerse il dio Con Tiqui Viracocha, portando con sé alcuni esseri umani. Allora Con Tiqui creò il sole (Inti), la luna e le stelle per illuminare il mondo.  È proprio da Inti che il Sapa Inca, imperatore del Tawantinsuyu, discende. Al di fuori delle grandi caverne Con Tiqui modellò numerosi esseri umani, incluse alcune donne che erano già incinte. Allora egli mandò fuori queste persone in ogni angolo del mondo.  Tenne però con sé un uomo e una donna.

giovedì 25 aprile 2019

Presentazione del Libro d Lucio Tarzariol: Jakov il Figlio di Stalin Partigiano in Italia, L’Enigma del Capitano Monti 1944/1945 (Fusta editore)


Giovedì 23 Maggio presso la Biblioteca Comunale di Revine Lago, Presentazione del Libro d Lucio Tarzariol: Jakov il Figlio di Stalin partigiano in Italia. L’Enigma del capitano Monti 1944/1945 (Fusta editore)
 
 
Sopra da sinistra lo storico e artista Lucio Tarzariol da Castello Roganzuolo, a fianco Paola Liessi fidanzata del "capitano Monti" alias Jakov il figlio maggiore di Stalin e la nipote Alessandra Zambon.


Lucio Giuseppe Tarzariol da Castello Roganzuolo
 

Sinossi

  In questa ricerca Lucio Tarzariol, assieme ad Alessandra Zambon, nipote diretta del “Capitano Monti”, alias Jakov Josifovič Džugašvili Stalin, mette in evidenza l’oscura vicenda della doppia identità del partigiano russo morto in Italia fra le colline della provincia di Treviso nel 1945. Nello specifico, oltre a raccontare la vicenda storica partigiana accaduta fra le colline di Vittorio Veneto e Tarzo, viene trattato, attraverso ricerche inedite, testimonianze e interviste, il fondato e sconvolgente sospetto di uno scambio di identità servito da alibi per fuggire a Jakov Džugašvili, il figlio maggiore di Stalin, ufficialmente creduto morto in Germania, ma in realtà fuggito in Italia sotto il nome di Giorgi Dimitris dze Varazashvili, conosciuto tra le fila partigiane con il nome di “Capitano Monti”. Molte le vicende, le testimonianze, i fatti e le recenti prove che portano a pensare che il “Capitano Monti” sia stato in realtà proprio Jakov  Džugašvili, figlio naturale di Stalin; dalla scomparsa del corpo nel cimitero di Tovena, alle varie testimonianze raccolte da chi gli era vicino, dai rastrellamenti nazifascisti e dalle visite dell’ambasciata russa in casa dell’allora fidanzata Paola Liessi, con lo scopo e l’intento di portargli via il figlio che aveva concepito con il capitano “Monti”, e non per ultimo la falange del dito indice che doveva mancare al “Monti”, mentre nelle foto appare con tutte le dita; e ancora la scomparsa dei fascicoli riguardanti lo stesso “Monti” a Roma, al quale fu concessa anche la medaglia al valor militare. L’intervista alla RAI a Svetlana, figlia di Stalin, sospesa a metà, l’incredibile somiglianza del capitano “Monti” e la sua discendenza con la famiglia Stalin, senza trascurare i tratti caratteriali del “Monti” che combaciano perfettamente con quelli di Jakov. La notizia pare essere ben fondata e documentata, tutto torna su un'unica “logica”: il capitano “Monti”, “prima volutamente e poi erroneamente” identificato in “Giorgi Dimitris dze Varazashvili”, era in realtà Jakov Džugašvili, figlio maggiore di Stalin, ed era in Italia fin dal luglio del 1944; tessé una relazione con Paola Liessi da cui nacque il piccolo Giorgio “un discendente di Stalin in Italia”. Il necessario esame del DNA sarebbe l’ultima prova fondante e definitiva a chiarire questa incredibile e intricata vicenda che ha fatto discutere i giornali per anni. Dulcis in fundo, le ultime prove fotografiche e l’inedita dichiarazione su uno scambio di piastrina di Jakov Džugašvili, cosa evidenziata nella lettera inedita di Bartolomeo De Zorzi, personaggio appartenente ai servizi segreti italiani, inviata nel 1988, prima di morire, a Giorgio Zambon, figlio del Capitano Monti – dalla quale si evince che lo stesso Capitano Monti era in realtà Jakov Džugašvili, il figlio di Stalin, e doveva essere catturato vivo dai nazifascisti.

 
 
Nella biografia georgiana, il vero Giorgi Varazashvili, “associato all’identità del capitano Monti”, aveva il mezzo dito indice della mano destra amputato, ma nonostante questo handicap aveva realizzato varie sculture di creta. Ricordando a Paola Liessi che nella biografia di Giorgio Monti si accennava al fatto che gli mancasse una falange, ho chiesto a Paolina se si ricordasse qualcosa. Tuttavia Lei mi disse che allora “erano un po’ sulle nuvole”: non si ricorda o non ha fatto caso se all’uomo mancava una falange del dito. Dice però che egli aveva una ferita, un segno tra la spalla e la schiena. Alla luce di ciò, appare ovvio che la persona che era con Paola Liessi non fosse il vero Giorgi Varazashvili, infatti è logico pensare che se la donna non si è accorta di niente, vuol dire che non c’era niente di strano da notare. Proprio in questi giorni mi ha contattato la nipote di Giorgi Varazashvili, Makvala Razmadze confermandomi che a Giorgi mancava la falange, per cui non poteva essere il capitano Monti, che come vedete nella foto sopra aveva tutte le sue dita; ecco il messaggio di Makvala Razmadze:
 

 
 

Scomparsa l'impronta umanoide della Valle Strona, scoperta dal ricercatore Lucio Tarzariol nel 2018


Scomparsa l’impronta umanoide della Valle Strona.

Video della scoperta:  https://youtu.be/d9uZV6irzv0

           

Nel libro documentazioni e ricerche sul caso


 


Ricorderete che lo scorso anno lo storico e ricercatore Lucio Tarzariol che era in vacanza con la famiglia in Valstrona scopri in prossimità di Rosarolo presso l’omonimo fiume Strona, impressa in una roccia granitica di milioni di anni, un’inspiegabile e misteriosa impronta umanoide. Lo studioso in base alle sue ricerche, affermava che questa impronta umanoide poteva essere la più antica esistente al modo, fin ora mai ritrovata, in quanto i geologi datano le rocce del posto, per l’appunto, a 270/300 milioni di anni fa. L’impronta fu fotografata dai giornalisti, con molti testimoni locali presenti, uscirono pure articoli sulla prima pagina della Stampa e sulla rivista nazionale Fenix, lo scopritore avvisò pure le autorità locali e l’università. Ebbene Tarzariol volendo approfondire la sua scoperta, ad aprile di quest’anno, in occasione delle vacanze pasquali colse l’occasione di ritornare sul posto per fare un calco dell’impronta e con rammarico constatò che non cera più, è lo stesso a scrivere: “Ad aprile di quest' anno, in occasione delle vacanze pasquali mi sono recato a Forno in Valstrona e con l'occasione volevo fare un calco dell'impronta che scoprii a luglio dello scorso anno assieme a Matteo. Alla vigilia di Pasqua mi recai con il gesso a Rsarolo e intrapreso il sentiero, passai la vecchia passerella e mi recai sul posto che lo scorso anno avevo ben segnato con il colore rosso; con rammarico ho subito constatato che l'impronta non c'era più, pareva fosse stata eliminata in una maniera altamente professionale, infatti sembrava levigata lasciando solo una sagoma ora quasi impercettibile, il colore rosso con il quale avevo segnato il posto, invece era rimasto ancora visibile evidenziando il fatto che non sono stati gli eventi atmosferici a eliminarla, cosa impossibile già di per sé. Mi chiedo chi ha potuto fare una cosa del genere e soprattutto il perché? Forse era scomodo che esistesse una prova che testimoniasse che più di 270 milioni di anni fa esistesse qualche forma ominide? O magari non si vuole che in loco tale scoperta possa portare studiosi e curiosi? Non so rispondere ma qualsiasi sia il movente il fine può essere solo ignobile e a servizio dell'ignoranza che attanaglia ancora l'uomo soggiogato dagli occulti poteri conservatori e dalla paura. Mi rendo conto che non siamo poi così lontani dal medioevo. Chi ha fatto questo sappia che ha distrutto una prova che metteva in discussione tutto ciò che abbiamo sempre dato per scontato. Almeno per quei pochi che vorranno realmente capire, ci sono tutte le foto e i servizi fatti lo scorso anno con testimoni validi che come me non vogliono far cadere nell'oblio questa prova, almeno la roccia è ancora li e la datazione può essere ancora fatta. Ecco la pietra prima e dopo il vandalismo”.
 
 
 

 

 

In uscita l'ultimo libro di Lucio Tarzariol

 
 
 
 
 

mercoledì 10 aprile 2019

Le città fondate dal profeta Enoch

Dall’intuizione di Lucio Tarzariol una grande scoperta che sconvolge il senso comune della Storia del mondo che conosciamo. Una ricerca uscita inedita sulla rivista del CUN (Centro Ufologico Nazionale) di Roberto Pinotti in una ripresentazione in veste editoriale curata da Umberto Visani e pubblicata su UFO International magazine nel maggio 2015 con il seguente titolo: UFO NEL PASSATO. Dalle celesti "Cttà divine" del patriarca Enoch alle odierne astronavi madre aliene. L'Incredibile indicazione di Lucio Tarzariol che vede Gerusalemme e Tenochtitlàn costruite dal profeta Enoch a immagine della "Casa di Dio" "Gloria di Dio". In questo libro viene descritta e tradotta anche in Inglese, l’incredibile ricerca intuitiva dell’Artista e ricercatore internazionale Lucio Tarzariol, che rivela l’analogia dell’antica architettura planimetrica di due grandi città come Gerusalemme e Tenochtitlán, fondate, a quanto pare, dallo stesso profeta biblico Enock, con l’aiuto di divinità che oggi potremmo chiamare extraterrestri. Inoltre tali planimetrie qui vengono confrontate con le presunte foto di astronavi che alcuni credono oggi esistenti in orbita intorno al nostro pianeta. Enoch era uno dei profeti eccelsi, uno degli uomini scelti, divenuti coordinatori a servizio di “Dio”, che fece costruire queste città a imitazione, simbolo e riflesso della “Casa di Dio”, che riconoscevano nell’astronave “paradisiaca” o “Gloria celeste”, che vedevano allora solcare i cieli all’alba dell’umanità. In Esodo 16 -10 si legge: “E come Aaronne parlava a tutta la radunanza de’ figliuoli d’Israele, questi volsero gli occhi verso il deserto; ed ecco che la gloria dell’Eterno apparve nella nuvola”. Esodo 40. 34-38 34; “Allora la nuvola coprì la tenda di convegno, e la gloria dell’Eterno riempì il tabernacolo". Nel supplemento in italiano un’interessantissima nuova ricerca finora inedita. www.artealiena.it

https://www.youtube.com/watch?v=2BSCmPAICn8

sabato 12 gennaio 2019

Premio personalità artistica europea a Lucio Tarzariol da Castello Roganzuolo. Due libri sui poteri e i segreti delle Piramidi

 


SINOSSI

In questo libro inizio affermando che le piramidi non erano tombe. Infatti mai vi furono trovati corpi sepolti, anzi in alcune piramidi furono trovati addirittura sarcofaghi vuoti sigillati e non è un caso che secondo molti studiosi del Libro egizio dei Morti le piramidi non sarebbe altro che un percorso volto al progresso dell’anima. Infatti nella storia, Djedi spiegò al Faraone Cheope il luogo delle chiavi specifiche che un giorno avrebbero aperto il posto nascosto. Appare ovvio che, come si evince dalla raffigurazione del  noto “rituale della bocca”, ben rappresentato ad Abido, che sono gli “Dèì Creatori”, o meglio gli “Alieni Creatori”, ad avere potere sull’uomo, da loro ibridato e da sempre pare, ne gestiscano le “Energie” Kà e Bà o meglio le “Energie” spirituali ed animiche; e non è assurdo sospettare che Loro stessi soggioghino alle leggi della stessa natura, come tra l’altro emerge dalla Bibbia e dalla progettazione di alcuni antichi templi come l'Osireion, le Piramidi. fino ai templi di guarigione greci, gli Asclepeion. Per cui essendo anche loro “Archetipi” della “Creazione”, hanno dei compiti innati da svolgere e ambiti in cui invece hanno libertà di agire. Detto ciò potrebbe benissimo essere che Essi stessi non amino o non possano per la loro evoluzione, fare esperienza attraverso la materia e la sofferenza che ne concerne. Ma essendo un loro compito, potrebbero aver creato un “surrogato cosciente”, nell’uomo primitivo, illuminato” che per sua natura ha un suo Kà ed un suo Ba, ma agendo su di esso in modo che parzialmente evolva nella giusta comprensione per poi trasferendone le “Energie esperenziali”, l’uomo fa l’esperienza sofferta sulla materia che spetterebbe a loro gli Archetipi che oggi conosciamo come: “Angeli, alieni”. Pare proprio evidenziarsi una volontà archetipa tesa a realizzare un prodotto che possa migliorare nel tempo, dove potergli innestare una coscienza ad uso alieno, al fine di memorizzare proprie esperienze emozioni utili, per l’appunto, a quegli altri Esseri che ne sono privi o sprovvisti per evoluzione. La seconda parte del libro abbraccia un mio studio su un prototipo di Piramide sperimentale unico al mondo chiamato: "EQUILIBRATORE ZED PIRAMIDALE” che è il risultato di lunghe ricerche sulle tecnologie antiche e le energie rievocate attraverso lo studio dei simboli e dei caratteri fondamentali degli antichi egizi.
Sono interessato alla produzione su grande scala del prototipo che già pu essere sperimentato.
Si ricerca un finanziatore interessato all'Edificio Piramidale ideato per 6 unità abitative. (reminiscenti@inwind.it - cell. 338 8807793).

 
 



SINOSSI

Questo prototipo di Piramide sperimentale unico al mondo chiamato: "EQUILIBRATORE ZED PIRAMIDALE”, è il risultato di lunghe ricerche sulle tecnologie antiche e le energie rievocate attraverso lo studio dei simboli e dei caratteri fondamentali degli antichi egizi. La Piramide sperimentale costruita dall’Artista di fama internazionale Lucio Tarzarlol da Castello Roganzuolo è una struttura in rame realizzata secondo i canoni Sacri e rituali antichi con all’interno uno Zed. Costruita con elementi tubolari a tenuta stagna con all'interno un circuito di acqua che ha molte affinità con l'etere e serve a potenziare il potere energetico piramidale raccolto in essa. Basti pensare che tutti i popoli antichi hanno costruito le loro grandi architetture megalitiche presso fiumi e sorgenti d’acqua. Del resto questo si può ammettere anche alla luce delle scoperte di studiosi come Pauling, Bernal, Piccardì e Gias, i quali hanno trovato che l'acqua fa da lntermediario tra le forze galattiche e tutto ciò che vive sulla Terra. In questa struttura piramidale, realizzata in scala 1:100 con la nota Piramide di Cheope costruita nella piana di Giza in Egitto ed associabile ad altre piramidi precolombiane, si crea un particolare "Equilibrio energetico" dove si verificano particolari fenomeni di natura elettromagnetica, tra cui il verificarsi di alcuni “poteri curativi”, ottimali, per molte patologie umane, pertanto diviene utile per trattamenti di "Piramidoterapia" unici al mondo e subitamente verificabili da chiunque. Oltre ai vari poteri a volte, per l'appunto, anche curativi, questa Piramide aiuta e velocizza l’evoluzione spirituale attraverso onde elettromagnetiche a bassa frequenza che entrano in risonanza con le onde cerebrali dell’uomo aumentando la comprensione e soprattutto favorendo la Meditazione, che è l'esperienza dell'unità di coscienza, dell'integrità psicofisica del proprio essere; infatti la Meditazione, libera da ideologie e dogmi religiosi, è una delle più importanti "medicine" per l'uomo occidentale, è una delle esperienze capaci di trasformare la vita e la percezione dl se stessi e del mondo, in quanto potenzia la coscienza, che è la "presenza reale che attiva e unifica i contenuti". In questa Piramide vengono ampliati e potenziati tutti quei fenomeni “paranormali” che l’uomo possiede e nello stesso tempo si raggiunge il massimo Equilibrio psicofisico possibile. Vi sono molte altre applicazioni in via sperimentale che integrano la macchina: magnetoterapia, musicoterapia, cromoterapia, cristalloterapia e molte altre ancora che aumentano e diversificano, per l'appunto, questo “Potere Energetico” ben oltre le normali aspettative e sono ben esposte nello specifico manuale di questa Macchina piramidale. Oltre a ciò è stata progettata una costruzione piramidale di sei unità abitative avente tutte le peculiarità e le potenzialità di questa Piramide denominata “Equilibratore zed piramidale”. Il progetto è stato possibile con la collaborazione dell’architetto Katjuscia Gusatto.

Sono interessato alla produzione su grande scala del prototipo che già pu essere sperimentato.

Si ricerca un finanziatore interessato all'Edificio Piramidale ideato per 6 unità abitative. (reminiscenti@inwind.it - cell. 338 8807793).

 

 

giovedì 3 gennaio 2019

Razze Aliene

Acquisto libro: https://lucio-tarzariol.stores.streetlib.com/it/
#razzealiene

  Premetto che la presente ricerca sulle razze aliene abbraccia in modo riassuntivo gran parte dello scibile su questa tematica, proponendo i resoconti governativi segreti trapelati lo scorso secolo in seno ai governi mondiali che vengono, nello stesso tempo, analizzati e confrontati con la realtà delle cronache storiche antiche che emergono nei testi antichi sacri e mitologici delle religioni conosciute fino ai più recenti autori medioevali come il Cartari che scrisse anticamente sulle Immagini degli dei degli antichi o al Boccaccio sulla genealogia degli stessi Dèi, giungendo infine alle recenti scoperte archeologiche, alle indagini e ai recenti resoconti di Adotti e rapiti. Una ricerca volta alla descrizione fisica, cosciente e archetipa sui compiti e le interazioni umane con questi Esseri e il loro grado di influenza sull’uomo.

 Da un certo punto di vista appare assurdo suddividere le razze aliene in categorie essendo esse parte di un “Creato” che ha già di per se le sue gerarchie che per natura seguono una propria logica archetipa sconosciuta e preclusa all’uomo.  Ma è altrettanto vero che per capire, entro i suoi limiti, l’uomo è costretto a interpretare secondo i propri parametri evolutivi attingendo il sapere anche dai resoconti che giungono dalla Storia antica, dalle abduction, ma soprattutto dalle sue stesse sensoriali percezioni umane che sono molto limitate e possono essere anche errate, in quanto spesso basate e soggiogate da credenze imposte e possibili percezioni individuali a volte falsate da schemi che limitano l’apprendimento di nuove possibili nozioni, cosa voluta da poteri il cui interesse è allontanare la comprensione dalla Verità, inneggiando e approfittando di ciò che non si ritiene ancora “ufficialmente vero”, ma che da migliaia di anni accade.

  In realtà il “Mondo alieno”, fa parte del nostro essere nel modo proposto già dal grande Ermete Trismegisto quando nella Tavola Smeraldina” parla di “Cosa Una”. Per cui, oggi, se dobbiamo addentrarci in questa comprensione, dovremmo e potremmo muoverci solo da un punto di vista della percezione umana con tutti i suoi limiti e difetti.

  Ormai dalle informazioni storiche, mitologiche e religiose, sappiamo che In tutto il mondo discesero un tempo Esseri tecnologicamente avanzati e ritenuti divinità, discesero Angeli, Arcangeli, “I Messaggeri dell’arca”, gli “Arconti”, i legislatori che diedero consapevolezza e crearono l’uomo a propria immagine.

  Molti sono gli oggetti anacronistici trovati di cui gli studiosi non trovano spiegazione; Io stesso ho interpretato la curiosa immagine di un aeronave in un presunto cotto azteco trovato a Theotihuacan e che ho battezzato “Occhio di Quetzalcoatl” che è corrispondente all’egizio mitico Occhio di Horus.

  Con questo testo proverò che da sempre esseri alieni ci visitano e che tra i vari avvistamenti registrati dalle conosciute abductions, vi sono razze che appaiono anche da una semplice osservazione delle raffigurazioni di sigilli, amuleti, statue, incisioni, bassorilievi, ecc. che in realtà rappresentano evolute razze umanoidi che tutt’ora scendono e scesero sulla Terra con le loro milizie migliaia di anni fa e che ridiscesero ancora dopo il diluvio, come confermano molti testi, a controllare e vigilare sul loro “esperimento”. Sono sempre gli stessi che troviamo ad operare interventi di alta chirurgia a Ica come ne danno rappresentazione le suggestive pietre incise migliaia di anni fa, o nelle pietre raffigurative del “Primo incontro” che si ritrovano a Jalisco in Messico; sono gli stessi evoluti proliferatori delle leggi di Sumer e dei faraoni in Egitto da cui poi gli ebrei trassero la loro religione seguendo uno degli Elohim che chiamarono Jahweh.
 
 Pare ovvio vi sia da sempre stato un alto “Progetto archetipo” teso a innestare “coscienze aliene” su umani per far proprie peculiarità perse in precedenti stadi evolutivi che potremmo definire anche semplicemente “Dati insiti nella Matrix olografica”, Il “Creato dove viviamo”.



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martedì 1 gennaio 2019

Russia, soccorritori raggiungono il sito di impatto della “caduta di un meteorite” nel territorio di Khabarovsk.


La squadra di ricerca e soccorso e gli specialisti della centrale idroelettrica di Bureiskaya, indagano sulla scena incredibile relativa all’incidente avvenuto nel distretto di Verkhnebureinsky del territorio di Khabarovsk, dove una meteora sarebbe caduta, causando con il cratere da impatto, il blocco del fiume Bureya. Il meteorite sarebbe caduto in questi giorni, prima della vigilia di Natale! I soccorritori confermano che il letto del fiume è veramente bloccato dal terreno. Non ci sono minacce di inondazioni nei villaggi vicini, come riporta giornale locale del Territorio “Khabarovsk Today” . Il meteorite caduto, che è stato precedentemente segnalato dal capo della regione Verkhnebureinsky, Alexey Maslov, non è stato trovato. Come è stato detto dall’amministrazione del villaggio più vicino, ad accorgersi del cratere di impatto del meteorite caduto vicino al fiume, sono stati alcuni cacciatori locali che non sono stati in grado di prendere la solita strada per via della distruzione degli alberi e dell’enorme cratere. Cosi hanno chiamato le squadre di ricercatori e di emergenza. Nel frattempo i cacciatori locali hanno registrato un video della zona di impatto. Cosi è scattato l’allerme a Bureyskaya, dove il flusso di acqua nel serbatoio è diminuito bruscamente per via dell’ostruzione dovuta all’enorme cratere da impatto. In precedenza, le autorità locali hanno suggerito che un meteorite gigante caduto potesse bloccare un letto del fiume, che, una volta caduto, avrebbe demolito la parte superiore delle colline. Tuttavia, i dipendenti del Bureiskaya HPP sono dubbiosi in questa versione: nessuna delle stazioni sismiche costruite intorno alla centrale idroelettrica ha registrato shock o altri fenomeni sismologici che potrebbero indicare un corpo celeste in caduta o qualche tipo di esplosioni, riferisce la RBC . Gli esperti ritengono che nella valle del fiume Bureya ci sia stata una insolita frana. I cacciatori di Verkhnebureinsky, che hanno scoperto il luogo in cui un meteorite è caduto nella taiga, non sono d’accordo con la versione della frana. Oltre a tonnellate di terra, i cacciatori hanno trovato una frattura nella crosta del terreno. Ma la loro più grande sorpresa è stata la scoperta di aria calda che saliva dalle profondità del sottosuolo, da cui tutto era ricoperto da un denso gelo bianco.
Ricordiamo che nel 2014 l’EMERCOM della Russia, insieme a scienziati russi e americani, ha preso in considerazione la possibilità di creare un sistema per garantire la protezione dell’infrastruttura pubblica e sociale dalle minacce spaziali.