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domenica 26 febbraio 2017

TARZO - SCOPERTE INCREDIBILI ORME DI DINOSAURI

  "Leo doveva essere alto circa 3/4 metri"

Probabili impronte fossili sono state scoperte a Resera di Tarzo, provincia di Treviso, l’Artista e Bibliotecario del paese Lucio Tarzariol racconta: “Ho sentito parlare in paese di una leggenda poco conosciuta che narrava della “Croda del Turco”, si raccontava di un tempo di conquista in cui uno straniero turco a cavallo raggiunse la sommità delle “Fratte di Resera”, si appostò sul punto più elevato e con l’arco iniziò a scoccare frecce verso la chiesetta di Santa Giustina a Soller posta dall’altra parte della valle. All’improvviso i zoccoli del cavallo iniziarono ad affondare nella roccia divenuta inspiegabilmente molle e il cavaliere forestiero fu così per volontà di Dio disarcionato. Questa storia mi ha incuriosito ipotizzando per l’appunto che qualcosa di vero ci potesse essere in ciò che si diceva. Così domenica scorsa 19 febbraio ho cercato questo posto e giuntovi in prossimità ho notato subito qualche grande orma sparsa ed alcuni fossili di molluschi, poi, dopo un po’ di ricerca, individuata la “Croda del Turco” ho notato delle profonde impronte che sembrano orme tridattili con un diametro di circa 20 centimetri probabilmente appartenenti ad un sauropode di circa 3/4 metri con andamento bipede che ho battezzato “Leo” il nome di mio figlio Leonardo che era li con me. Certo che per stabilire l’età in cui “Leo” viveva bisognerebbe trovare e individuare con certezza il tipo di mollusco.Innanzitutto è importante sottolineare che se accertata, questa scoperta avrebbe importanza, internazionalità erarità In quanto fino a poco tempo fa si credeva che in Italia i dinosauri non fossero mai esistiti. Infatti, si pensava cheil nostro paese nel periodo mesozoico, fosse sotto il livello del mare. Ma in tempi più recenti le cose sono cambiate, per l’appunto,visti i molti ritrovamenti, come il nostro, che ormai minano questa errata supposizione. Infatti, in tutta la penisola si sono fatti ritrovamenti e scoperte impronte di piccoli e grandi rettili Sauropodi, Ceratopsidi, Iguanodonti, Anchilosauri, tetrapodi ornitopodi come quelle di Altamura risalenti al Cretacico Santoniano e altre in la Spezia, le ossa di “Tito” nei pressi di Roma epiù vicino a noi, nella dolomia del Trentino, dove io stesso trovai impronte fossili sparse in prossimità del Pelmetto dove esiste tra l’altro un sentiero che porta su una grande lastra, evidenziata da un vecchio crollo, dove sono visibili orme di dinosauri riferibili al periodo Trias superiore, circa 220 milioni di anni, nello specifico cinque tracce disposte in varie direzioni riferibili a tre tipi di animali che si reggevano su due zampe e raggiungevano un'altezza variabile dagli 80 centimetri ai 3 metri.  Ora bisognerebbe approfondire questa mia ipotesi, cercando e datando i molluschi e altre “orme” che ho trovato in zona, cosa che mi propongo di fare prossimamente, intanto per i più curiosi, tra qualche giorno posterò nel mio blog “artealiena” un video che ho fatto sul posto.                                        Tarzariol Lucio




Sopra foto di Lucio Tarzariol nel luogo del ritrovamento delle orme fossili

VIDEO








Milioni di  anni fa qui a Tarzo

L’Ambiente ai tempi di “Leo” era molto diverso e riusciremmo a descriverne i particolari solo con la datazione dei molluschi ed i calchi delle impronte, come del resto è avvenuto per il ritrovamento delle orme del Pelmetto dove viveva nel fango di 220 milioni di anni fa il megalodonte bivalve marino. Probabilmente rocce più antiche di origine dolomitica si sono riversate anche a Tarzo geologicamente più recente, magari scivolando lungo i ghiacciai che le hanno trasportate. Ma che dire, per ora accontentiamoci di una succinta descrizione che ci giunge dal testo:  La geologia del bacino montano del Tagliamento, dagli antichi oceani alle montagne d’oggi di A. Zanferrari del Dipartimento di Georisorse e Territorio, Università di Udine, dove leggiamo: “…Nella catena alpina: nella zona di “incastro crostale” si formò un altro sistema di sovrascorrimenti e un’altra avanfossa che migrarono stavolta verso sud-est. E’ il sistema catena-avanfossa della catena sud alpina orientale, quella in cui viviamo, dovuta all’evento tettonico neoalpino, complessivamente dal Miocene inferiore ad oggi. La trasgressione miocenica portò il mare ad avanzare fino a coprire quasi completamente l’area carnico-dolomitica. La sedimentazione fu in massima parte di tipo terrigeno (ovvero con materiali provenienti da terre emerse in erosione) e si depositarono soprattutto sabbie e fanghi, talora anche ghiaie, ad opera di antichi fiumi che inizialmente sfociavano nella parte più settentrionale e in quella orientale del bacino del Tagliamento provenendo da nord e da est. Le varie formazioni del Miocene inferiore e medio sono state battezzate con nomi di località dell’area prealpina bellunese, trevigiana e carnica, dove le rocce sono ancora conservate e sono state studiate: Arenaria di Preplans, Marna di Bolago, Arenaria di S. Gregorio, Calcarenite del monte Baldo, Marna di Tarzo, tutte con spessori di alcune centinaia di metri al massimo [Stefani, 1984; Massari et alii, 1986]. Assieme alle altre unità mioceniche esse affiorano solo nelle ultime colline del bacino, alla confluenza tra torrente Arzino e Tagliamento e a Ragogna e Susans, oltre che in piccoli lembi
presso Peonis e Trasaghis e alla base dei colli di Osoppo. Viceversa, le rocce mioceniche sono, ovviamente, conservate nella loro interezza nel sottosuolo della pianura friulana, dove le indagini geofisiche eseguite per la ricerca di idrocarburi hanno consentito di ricostruirne anche l’architettura sedimentaria [Fantoni et alii, 2002].
Dal Miocene medio, con la nascita e la propagazione dei sovrascorrimenti nell’area del bacino, le aree emerse si
estesero verso meridione e quindi cambiò la composizione petrografica delle sabbie e delle ghiaie, che da
prevalentemente quarzose (di provenienza alpina) diventarono calcareo-dolomitiche [Stefani, 1987]: è la prova che ormai comincia a configurarsi il bacino del (Paleo)-Tagliamento almeno nei settori centro-settentrionali e che là, dove ora sono spariti, erano in erosione i calcari e le dolomie delle piattaforme mesozoiche. Arriviamo così alla fine di questa composita e fondamentale settima immagine: un’accelerazione dei movimenti di convergenza tra le placche durante il Miocene superiore (Tortoniano e Messiniano, 11,6 – 5,3 Ma) fece avanzare rapidamente il sistema catena-avanfossa sudalpino e i sovrascorrimenti arrivarono a deformare e a sollevare le rocce nell’area prealpina. L’intensità dei processi erosivi fu tale da produrre accumuli di 1.200-1.600 m di sabbie prevalentemente carbonatiche (Arenaria di Vittorio Veneto del Tortoniano) e di ghiaie prima di delta-conoide e infine di piana alluvionale con corsi d’acqua a canali intrecciati, proprio come nell’attuale alta pianura del Tagliamento (Conglomerato del Montello del Tortoniano superiore-Messiniano)”.
                                                                 Lucio Tarzariol